FRAMMENTO DI BIBBIA APOCRIFA DI MATTEO SALVINI



Dopo averci provato - senza successo, considerati le comprensibili reazioni negative della Chiesa e dei cattolici -   col Vangelo rinforzato col rosario, ora Matteo Salvini si misura anche con la Bibbia, a cui subdolamente si ispira la sua invettiva contro i magistrati che con una sentenza hanno ribadito il sequestro dei beni della Lega, a cui si chiede la restituzione del maltolto allo Stato da Bossi e Belsito  per ben 49 milioni di euro. Con accento biblico Salvini  ha maledetto i giudici proclamando: “ Temete l’ira dei giusti”.  I media hanno unanimemente e plausibilmente ritenuto trattarsi di una espressione tratta dalla Bibbia. In realtà pare si tratti di frammento similbiblico,  di una Bibbia apocrifa, di cui si è reso autore estemporaneo Matteo Salvini. Insomma una patacca. Ce lo rivela in un suo scritto pubblicato sul sito web "Vino Nuovo" (www.vinonuovo.it) dal titolo “ L'ira dei giusti? Nella Bibbia non c'è...” di Gabriele Cossovich che è uno dei qualificati collaboratori di quel sito (ha studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e lavora come educatore e insegnante, curando percorsi formativi per educatori e catechisti). Vale la pena trascrivere di seguito quanto Cossovich scrive:

 

“Mi ha incuriosito leggere i titoli delle testate online che, riportando il post su Facebook di Matteo Salvini dopo la sentenza in merito al sequestro dei beni della Lega - "Temete l'ira dei giusti" - lo qualificavano come una citazione biblica.

            Sono così andato a cercare dove il testo biblico riportasse quella citazione, e con mia grande sorpresa ho constatato che questa espressione nella Bibbia non c'è! Sono andato a consultare l'ultima traduzione CEI del 2008, la precedente versione del 1974, la Traduzione interconfessionale in lingua corrente del 1985, ma nulla.

            Non solo non vi è traccia di queste precise parole, ma nemmeno di qualcosa di simile. Una frase che in qualche modo rispecchi quel concetto. Zero.

            Mi sono quindi messo a cercare sul web. Diverse testate sostengono che l'espressione sarebbe presa da una citazione della Scrittura più articolata, ossia "Temete l'ira dei mansueti perché essi riverseranno in voi tutto ciò che hanno subito". La maggior parte delle fonti la riportano semplicemente come citazione "dalla Bibbia", qualcuna però è più accurata e la attribuisce al libro dell'Apocalisse. Ho nuovamente cercato in tutte le versioni sopra citate questa frase, con tutte le varianti possibili, ma ancora nessun risultato.

            Ho provato allora a rintracciarla al di fuori del contesto biblico e, oltre ad aver scoperto l'esistenza di una saga di un gioco di ruolo intitolata "L'ira dei giusti", edita da Giochi Uniti, mi sono imbattuto in quello che, presumo, sia all'origine dell'equivoco nel quale sono cadute gran parte delle testate online: un libro di Manel Loureiro, uscito nel 2013, intitolato "Apocalisse Z. L'ira dei giusti", disponibile nei principali store online.

            In effetti il concetto di "temere l'ira dei giusti" suona piuttosto lontano dalla concezione biblica. Ho trovato questa espressione riportata in un commento al Vangelo di Luca nell'edizione del Nuovo Testamento delle Paoline del 2010 a cura di Giuliano Vigini. Commentando l'espressione "Si arrabbiò" del fratello maggiore nel brano del Figliol prodigo (Lc 15,28), afferma che l'ira dei giusti è provocata dal successo degli ingiusti e cita il Salmo 37 al versetto 7, il quale però scoraggia il giusto dal cedere all'ira: "Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l'uomo che trama insidie. Desisti dall'ira e deponi lo sdegno, non irritarti: non ne verrebbe che male".

La sola "ira" contemplata dalla Bibbia è quella di Dio, ed è causata esclusivamente dalle ingiustizie nei confronti dei deboli - "lo straniero, l'orfano e la vedova" Ger 7,6 - e dall'ipocrisia degli uomini.”

 

            Soggiungo che Salvini dovrebbe smetterla di trastullarsi anche con i testi sacri, mettere il culo sulla sedia e, se non gli riesce altrimenti, acquisire un  minimo di infarinatura sulla cultura di base corrente, almeno avvalendosi di Wikipedia. Per lo meno eviterebbe di parlare a vanvera e di fare figuracce continue.  Scoprirebbe, per esempio, in che cosa consistono esattamente  i Dieci Comandamenti, di cui ha di sicuro  sentito vagamente parlare, e il semplicissimo testo del settimo che recita “Non rubare”. Punto. Come mai lui non stramaledice biblicamente  – come sarebbe ovvio che facesse – Bossi e Belsito che lo hanno messo nei guai violando proprio il suddetto settimo comandamento? Mistero della fede.

                                        pietroAntioco