IN VINO VERITAS, ANZI NO



 I fatti sono noti: il sindaco di Ischia e presidente dell’Anci Campania Giuseppe Giosi Ferrandino ed altre nove persone, tra cui dirigenti del Gruppo CPL Concordia (undici gli incriminati), sono stati arrestati, il 30 marzo, nell’ambito di una inchiesta della procura di Napoli su tangenti pagate per la metanizzazione dei comuni dell’isola campana. 

            Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip del Tribunale di Napoli Amelia Primavera sottolinea, tra l'altro, che “per comprendere fino in fondo e per delineare in maniera completa il sistema affaristico organizzato e gestito dalla CPL Concordia, appare rilevante soffermarsi sui rapporti intrattenuti tra i vertici della cooperativa e l'esponente politico che è stato per anni il leader dello schieramento politico di riferimento per la stessa CPL Concordia, che è tra le più antiche cosiddette 'cooperative rosse', ovvero l'On. Massimo D'Alema”, soggiungendo che la  Cpl Concordia, acquistò “alcune centinaia di copie dell'ultimo libro” di Massimo D'Alema “nonché alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da una azienda agricola riconducibile allo stesso D'Alema” e  definendo questa vicenda “significativa”. 

            Massimo D’Alema è montato su tutte le furie. In un’intervista al Corriere della Sera ha protestato duramente: "Con quale ragione lo hanno fatto?" trattandosi di “un’ipotesi di reato, tutta da dimostrare, in cui io non c’entro”; "Io non delegittimo nessuno", ha soggiunto, ma "credo che l'organo di autogoverno della magistratura, il Csm, ma anche l'Associazione magistrati, dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza affinché certe misure non siano superate e la magistratura non si delegittimi da sola. Non ritengo legittimo un uso delle intercettazioni come quello che è stato fatto nei miei confronti".  D’Alema ha anche chiarito, quanto ai vini prodotti dall'azienda Madeleine, amministrata da  sua moglie, che questa ha ricevuto “ordini scritti a cui hanno corrisposto regolari fatture" da parte di una cooperativa, a cui, in quanto tale, è stato "riservato un trattamento di favore"; tutto il denaro ricevuto, ha soggiunto D'Alema, è "del tutto trasparente, documentato e documentabile", affermando poi con forza  "Serve un intervento legislativo per tutelare l'onorabilità delle persone non indagate, per proteggerle da compagne diffamatorie come questa che mi vede protagonista” .

            Che D’Alema sia sicuro del fatto suo e che abbia ragione di arrabbiarsi è dimostrato dalla reazione dell’Anm, attestatasi sulla difensiva (La riservatezza "va tutelata", ma "non si mettano in discussione le intercettazioni come strumento di indagine"), e dalla proposta da parte del magistrato Nicola Gratteri, presidente della Commissione per la revisione della normativa antimafia insediata a Palazzo Chigi per volere di Renzi, di modifica del testo dell’art. 271 del codice di procedura penale (“divieti di utilizzazione”) con l’inserimento di un quarto comma che recita: “Nei provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria, ad eccezione delle sentenze, è vietato l'inserimento del testo integrale di intercettazioni di conversazioni telefoniche o di altre forme di comunicazione, acquisite agli atti di un procedimento penale, a meno che la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova”.

            Si tratta di un’implicita sconfessione dell’operato del gip Primavera, in ordine alla posizione di D’Alema,  e di un’importante risposta politica agli eccessi di potere di certa magistratura militante, che pare cominci finalmente ad essere richiamata al rispetto dell’art. 101 della Costituzione che sancisce essere i giudici “soggetti soltanto alla legge”  e non anche dunque a suggestioni metagiuridiche e politiche.