DIVERGENZE PARALLELE



La posizione di quanti si pronunciano per l’opposizione del Pd,  ma contro l’Aventino non è priva di ambiguità. Evocare l’Aventino, in un contesto storico radicalmente diverso da quello in cui nel 1924 l’evento che prese quel nome fu espresso dall’antifascismo , non può essere frutto di insensata quanto improbabile e banale superfluità. A mio parere si tratta di espressione che dissimula una riserva mentale, quella di far assumere dal Pd nei confronti di un pericoloso governo populista l’atteggiamento assunto da Aldo Moro sessant’anni fa nei confronti del pericolo comunista e passato alla storia con l’ossimoro “convergenze parallele”. Al congresso della DC tenutosi a Firenze nel 1959 Moro disse: “diviene indispensabile progettare convergenze di lungo periodo con le sinistre, pur rifiutando il totalitarismo comunista.

              Oggi, però, non si possono progettare convergenze con i populisti, pur rifiutando il totalitarismo o, se si preferisce, il fondamentalismo populista.

              Al contrario del totalitarismo comunista, che nel PCI scricchiolava già e a cui più tardi si sarebbe rimproverato d’avere “perso la sua forza propulsiva”, il populismo e la sua confusa subcultura politica sono consustanziali alle formazioni populiste ed hanno rilievo ontologico.

              Quindi le convergenze comporterebbero l’effetto di trasformare il Pd, per contaminazione, in un partito parapopulista.

              Per mantenere il Pd in salute se non buona almeno accettabile, conviene restituire in politica alle parallele la natura loro propria nella geometria euclidea e cioè la divergenza.

                                           

                                                                                                Pietro Muggianu Sotgiu