CHE FARE? VOTARE Sì !



Romano Prodi, al quale mi accomuna almeno l'età, essendo entrambi nati nel 1939, ha espresso il suo endorsement per il SÌ; in una sua nota pubblica di ieri 20 novembre ha dichiarato:"Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale".

            Nel mio piccolo per quel che può valere, confermo anch'io il favore già ripetutamente espresso per la riforma costituzionale sulla quale si voterà domenica prossima,  4 dicembre. Si veda per esempio lo scritto pubblicato sul mio sito (www.pietromuggianusotgiu.it  -  sezione  Riflessioni-politica)  il 15 settembre 2015 col titolo "La cateratta dei senatori dem anti-Renzi".

            In quel mio scritto evocai il discorso che Emilio Lussu pronunciò all'Assemblea Costituente il  15 settembre 1947 (69 anni fa) esprimendo la propria avversione all'istituzione della seconda Camera fra l'altro con le seguenti affermazioni:  "la irrazionalità e la non modernità di questo istituto parlamentare che, per il fatto stesso che chiamiamo, per forza d'inerzia, Senato, dimostra la sua arcaicità"; nel sottolineare l'inutilità della seconda Camera, soggiunse:  "Se mi si permette la similitudine, paragonando le due Camere ai due occhi, dei quali l'occhio destro  rappresenti  la seconda Camera e l'occhio sinistro la prima Camera, ebbene, la seconda Camera è l'occhio destro, con sulla pupilla una o più cateratte; dato che questo male non indifferente si comunica da un occhio all'altro, non solo si rischia che non veda il secondo occhio, ma che non veda neppure il primo". Il Senato concepito dall'attuale riforma mantiene in pratica solo il nome della storica istituzione ed il Senato irriso da Lussu in effetti scompare.

            Al di là del merito, penso che il voto di domenica sia un test sul quoziente di intelligenza politica e sulla maturità del popolo italiano. Nel merito, si tratta di una riforma della seconda parte della Costituzione ampiamente condivisa dal ceto politico e tentata senza successo  a partire dal 1983 (elencando: Prima Bicamerale - Commissione Bozzi 1983-1985; Seconda Bicamerale - Commissione De Mita Iotti  1992-1994; Terza Bicamerale- Commissione D'Alema 1997-1998; Progetto di riforma costituzionale 2005 presentato da Berlusconi, approvato dal Parlamento e bocciato dal referendum del 20 giugno 2006).

            Il fronte del NO vuol far fare all'attuale riforma  la stessa  fine che fecero le precedenti  e ciò per evidenti motivi di gretta competizione: si vuol far fallire Renzi dove fallirono tutti gli altri. Tra i dem la parte ormai minoritaria del partito (D'Alema - Bersani) di matrice comunista avversa Renzi, anche e sopratutto per essere la sua una matrice diversa ed opposta, quella democristiana e anticomunista; quindi è doppiamente motivata nella sua battaglia di retroguardia per il No, il cui vero obbiettivo è la caduta di  Renzi. A Cagliari tra i promotori del Comitato per il NO, Andrea Pubusa e Marco Ligas furono per il No al cambiamento del nome del PCI dopo la svolta della Bolognina ben 27 anni fa (chi scrive fu anche allora per il Sì, aderendo allo storico appello di Norberto Bobbio alla cosiddetta "sinistra sommersa").

            Ciò spiega perché siano per il NO la CGIL, cimitero degli elefanti dei nostalgici comunisti, Magistratura Democratica, anima del cosiddetto "partito dei giudici" e reduce dall'antiberlusconismo di maniera, grimaldello, arma impropria, utilizzata per scassare il sistema liberaldemocratico e delegittimarlo, le vecchie glorie dell'ANPI che vuol dimostrare quanto essa ancora sia arzilla, nonostante il logorio del tempo, l'ARCI che ha sessant'anni e li dimostra tutti, organizzazione "culturale" rossa,  usata anch'essa, come il potere giudiziario, per un'obliqua azione politica. Sono tanti Hiroo Onoda, che non vogliono saperne del tramonto del "Sol dell'avvenire" come quello non lo volle della scomparsa dell'impero del Sol Levante. O forse, e meglio, tanti Sansone che, nonostante siano passati, per le mani di Dalida, se non sono più in grado di far crollare il sistema liberaldemocratico, utilizzano tuttavia le proprie sovrastimate forze residue per tentare di destabilizzarlo. Anche l'antipolitica populista è alimentata dal male oscuro dell'instabilità cronica indotta dal subdolo odio della sinistra ideologica e  nostalgica per il sistema liberaldemocratico e per la società aperta vagheggiata da Popper. L'instabilità è cinicamente utilizzata per paralizzare il sistema liberaldemocratico, che Renzi sta tutelando e potenziando, anche e  soprattutto facendolo funzionare pienamente e sbaragliando i suoi subdoli nemici.

             Se il 4 dicembre prevarrà il NO, il riformismo di Renzi sarà malamente sconfitto e il popolo italiano si getterà tra le braccia di tutti i sullodati  Hiroo Onoda e Sansone e nel pantano di instabilità, in cui costoro possono ancora sguazzare insieme ai loro epigoni populisti. Renzi non potrebbe politicamente sopravvivere a siffatta sconfitta e l'Italia sarà spacciata, ritornando ad essere una bella "espressione geografica".

            Penso che anche con un medio quoziente di intelligenza politica ciò possa essere ben compreso dalla maggioranza del popolo italiano.