Vittorio Sermonti



Vittorio Sermonti
(Milano, 15 settembre 2003)


Come tra rive d’alberi istoriate,
tra gli archi e le colonne delle Grazie,**
che l’arte del Bramante impreziosisce,
voce ruscello di Sermonti scorre.

Come l’acqua, a cascata, con i sassi,
murmure voce gioca con i versi
del Poeta che poesia fece divina.
Nella navata intenti siamo e proni,

nel dissetarci di quell’acque pure.
E in estasi di cuore ed intelletto,
da quel magico gorgo siamo attrati,
in silenzio d’affetto ammiratore.

Tutti noi, come Dante, Guido e Lapo, ***
siamo ora presi per incantamento.
Riconsacrando questo tempio all’arte,
Sermonti liberò da Inquisizione! ****

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* Dal 15 settembre al 30 ottobre 2003
Vittorio Sermonti lesse e commentò
l' Inferno di Dante nella basilica di
Santa Maria delle Grazie in Corso
Magenta a Milano. Con mia moglie,
assistetti al primo appuntamento di
quella Lectura Dantis .
** Basilica di Santa Maria delle Grazie
(nel refettorio dell’annesso convento
domenicano, come è noto, c’è il Cenacolo
di Leonardo).
*** La basilica era gremita all’inverosimile;
centinaia di persone non avevano trovato
posto a sedere.
**** Dal 1553 al 1778 in Santa Maria delle
Grazie ebbe la sua sede milanese il
Tribunale dell’Inquisizione.

Milano, 15 settembre 2003 - PIETRO MUGGIANU  
    
 
    
Lettera al lettore: Sermonti e Benigni.
(Milano, 15 settembre 2003)


Caro lettore,
a proposito della recente interpretazione di Dante in Tv da parte di
Roberto Benigni, mi sembra che abbia proprio ragione Vittorio Sermonti
nel dire: “Il suo modo di attualizzare Dante è divertente ma non si
possono dire spiritosaggini e cose un po’ ovvie per adescare il pubblico.
Questo non è un buon servizio fatto al Poeta e nemmeno agli ascoltatori (….)
Dante è duro e severo e ci vuole durezza e severità per capirlo.
E’ un’operazione delicatissima, che non si può fare alla buona”.
Benigni fa venire alla mente l’ottocentesco populismo russo, il
quale prima ancora di essere un movimento politico fu un fenomeno
culturale ed artistico, sconfitto dall’autocrazia e dal marxismo,
che si fondava su una visione sentimentalistica e idealizzata delle
masse popolari, in particolare di quelle contadine (il motto dei populisti
era “andare verso il popolo”).
Dante, a mio parere, o lo si gusta e lo si capisce in virtù della propria
sensibilità culturale e della propria istruzione oppure è impresa assurda
e demagogica quella di chi, come Benigni, voglia semplificarlo fino alla
banalizzazione, forse anche nel vano intento di farlo gustare e capire da
chi, per i propri limiti intellettuali e culturali e per il proprio basso
livello di istruzione, non lo gusterà e non lo capirà mai.
Gran parte del pubblico ricorderà le gags e lo spettacolo pirotecnico
dell’attore ma rimarrà digiuno di Dante.
Queste riflessioni mi hanno indotto a ripescare dal cassetto un mio
estemporaneo componimento poetico su Vittorio Sermonti di oltre quattro
 anni orsono e ad inserirlo nel mio sito web.
Lo propongo anche, in tiratura limitatissima, a pochissimi lettori
facendo ricorso alle mie risorse di editore e stampatore bricoleur.
Grazie per la lettura e auguri affettuosi per il Nuovo Anno!

Cagliari, 30 dicembre 2007 - PIETRO MUGGIANU