LUPI epigramma



 

Ci sono lupi in Africa (schiavisti);

anche da noi ci sono (camuffati),

mascherati da agnelli inteneriti:

sono i profittatori d’ogni tipo.

Sventurati sfuggiti al disumano,

accolti in condizioni disumane,

di disperazione un mare non potendo

nella conchiglia Italia riversarsi.

Ostrica inaccessibile l’Europa,

sballottata la gente dai marosi,

dai confusi marosi populisti,

non vede, ahimè, non sente e non parla,

concentrati altri lupi su altre prede,

contano di saziarsi degli avanzi.

 

 

 

Come si legge in un servizio di  Niccolò Zancan su La Stampa del 13 marzo 2013, nel  più grande centro per richiedenti asilo d’Europa a Mineo (CT) “ nella sera di un giorno qualunque (…) quattro migranti eritrei (…) vendono donne. Le loro donne. Tutto si compra qui, tutto è sbagliato, connesso a vari livelli con la criminalità organizzata. Dalla strada fino all’appalto da 97 milioni e 893 mila euro per la gestione triennale del centro stesso. Un appalto ufficialmente illegittimo. Lo ha dichiarato l’autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, con un parere datato 25 febbraio 2015: «La scelta di appaltare con unica procedura a un unico operatore una pluralità di attività eterogenee (lavori, servizi, forniture) appare in contrasto con i principi di economicità, efficacia, imparzialità, pari trattamento, trasparenza...». C’è un’inchiesta della procura distrettuale antimafia di Catania che si sta occupando proprio di questo: di come e in cambio di cosa, l’appalto sia stato assicurato nelle mani della cooperativa consorzio «Calatino Terre di Accoglienza». Dieci indagati, come ha anticipato ieri il quotidiano La Sicilia. Due nomi rendono l’idea. Il primo è quello del sottosegretario alle Risorse agricole Giuseppe Castiglione, leader siciliano di Ndc. Il secondo è quello di Luca Odevaine, già al centro dell’inchiesta «Mafia Capitale». Il suo ruolo in Sicilia emerge da un’intercettazione: «Avendo questa relazione continua con il Ministero - dice Odevaine al suo interlocutore - sono in grado di orientare un po’ i flussi di migranti che arrivano da giù. Anche perché spesso passano da Mineo...». Lui siede al tavolo del Ministero dell’Interno «per favorire l’integrazione dei beneficiari di protezione internazionale», lui ha voce in capitolo nell’assegnazione dell’appalto”.

Dunque sui migranti si intreccia un colossale business, su cui tacciono i politici nostrani, comprese quelle  anime morte degli oppositori interni di Matteo Renzi; costoro si agitano sull’Italicum, divenuta una monocoltura di sopravvivenza,  e in futuro non mancherebbero di utilizzare contro il premier gli errori eventuali che questi e il suo governo dovessero commettere in questa vicenda, drammatica e oggettivamente molto complicata; in altri termini aspettano di saziarsi degli avanzi.   Nichi Vendola ha recentemente definito Matteo Renzi una lepre; ebbene, lui e i suoi sodali all’interno del PD, oltre che alla monocoltura, si dedicano al bracconaggio ai danni di quella specie protetta che è la  lepre italica. È francamente surreale che, nel suo titanico sforzo di cambiare l’Italia,  Matteo Renzi debba farsi   guardare degli “amici” di partito dal buon Dio, ché dei nemici si guarda lui. La grave e trasversale inadeguatezza dei nostri politici, con l’eccezione del capo dello Stato, del governo e della maggioranza che lo sostiene, ben consapevoli dell’arduità del problema, è  sconcertante, mirando essi a trarre dei mediocri profitti politici immediati anche da questi tragici avvenimenti epocali.   Persino la presidente della Camera Laura Boldrini, terza carica più importante dello Stato,  è giunta, con un discutibile volo pindarico, ad assimilare i migranti ai nostri partigiani.