IN MORTE DI PEPPINO MAROTTO POETA E SINDACALISTA



Ahi serva mia Sardegna, serva d’odio,

serva della vendetta, come scrofa

allevata con lunga cura attenta,

di un’anima dannata nel porcile

(si bea della lordura e se ne ingrassa).

Ahi tu Barbagia, cuore di Sardegna,

queste fibrillazioni Ti son dentro,

e sono infauste, sono a Te funeste.

Devi salvarTi, ne devi guarire!

Il cuore forte sei della Sardegna.

Grande ora batte, ma sta molto male.

Non viene il male dalla forte fibra,

ma Ti aggredisce e molto Tu ne soffri.

Sia il male altro da Te non puoi pensare.

Don Graziano Muntoni assassinato!    *

Gli han sparato a Natale, festa grande,

la festa delle feste, nostra e vostra.

A Peppino Marotto hanno sparato,     **

dell’anno nuovo nell’attesa grande

del mondo tutto nella gran speranza.

Uomini eran gli uccisi entrambi miti.

Uomini entrambi di speranza e fede.

E non importa quali. Virtù sono!

Offese entrambe da quei malfattori.

E' giusto che nessuno Caino tocchi.

Ma che Caino toccar non osi Abele!

Barbagia, de te fabula narratur.

Non bastano il rifiuto e la condanna.

L’orgoglio Tuo, Barbagia, la sagacia

Ti inducano all’agire costruttivo

contro i Tuoi maledetti distruttori.

Sulla democrazia fonda la fede.

Nella modernità sia Tua speranza.

Vecchi miti ideologici e costumi,

Barbagia cara , non  Ti fanno bene.

Che tacciano le prefiche ed il pianto,

i lamenti di lutto disperato.

Salga un grido di lotta e di protesta

da un seat-in convocato a Pratobello.   ***

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              Poesia composta nel gennaio 2008

*      Assassinato  a   Orgosolo  il   24  dicembre   1998.

**    Assassinato   a   Orgosolo  il  29  dicembre   2007

***  Nel     1969,  a   migliaia,   gli  orgolesi  occuparono

       i   pascoli   di    Pratobello   dove   temevano   che   

       l’Esercito intendesse  organizzare   un poligono  di

       tiro   permanente;   esso   fu   poi  realizzato   per  

       due mesi. Peppino  Marotto partecipò a quella protesta

      e   dedicò a quei fatti una  sua poesia.